L’abbattimento del volo KAL 007

Il 1 settembre 1983 il volo civile sudcoreano KAL 007, un Boeing 747, tra gli Stati Uniti e la Corea del Sud, a causa di un errore nell’utilizzo dei sistemi automatici, esce di rotta e sconfina in territorio sovietico all’altezza della penisola della Kamchatka e dell’isola di Sakhalin. Credendo che fosse un aereo spia americano, un intercettore russo si alza in volo e ottiene in tutta fretta il permesso di abbattimento prima che tornasse negli spazi aerei neutrali: tra gli ufficiali russi vi era forse il timore che se fosse sfuggito e si fosse rivelato realmente un aereo spia la loro carriera sarebbe terminata bruscamente, come lo fu in altre occasione quella di loro colleghi che non riuscirono ad intercettare in tempo velivoli spia rilevati nel territorio dell’URSS.
L’aereo viene colpito indirettamente dalle schegge di due razzi teleguidati e lentamente precipita in mare in circa 12 minuti a causa della decompressione e della rottura di 3 dei 4 impianti idraulici del velivolo. Muoiono in 269 tra passeggeri ed equipaggio, rimanendo molto probabilmente coscienti durante la lenta caduta dell’aereo, dato che il sistema ausiliario di ossigenazione funzionò regolarmente.
Nei giorni successivi iniziano imponenti operazioni di recupero del relitto nelle acque internazionali, da parte di flotte misto militari-civili di URSS, USA, Corea del Sud e Giappone, dove i primi, poco interessati alla ricostruzione dell’accaduto e al recupero dei resti, s’impegnano a disturbare le operazioni di ricerca degli alleati, con false segnalazioni, tentativi di speronamento, voli di aerei armati a ridosso della flotta americana. Non verranno mai recuperati né avvistati i resti umani dei passaggeri, tranne qualche cosa che giunse fino all’isola di Hokkaido: gli stessi operatori russi che individuarono il relitto affermarono, anche nei rapporti ufficiali segretati e poi resi pubblici nel 1992 da Yeltsin, di essere rimasti sorpresi dal non aver trovato i corpi nella carcassa dell’aereo, che del resto non era intatta come credevano ma era completamente sbriciolata. Le ipotesi sono che l’aereo sia precipitato in mare quasi completamente intatto, perché se si fosse spezzato in volo molto probabilmente i passeggeri sarebbero stati sbattuti fuori e sparsi sulla superficie del mare e quindi più facilmente ritrovati. Il non ritrovamento può probabilmente essere addebitato al disinteresse dei russi (che meglio degli alleati conoscevano il luogo dell’affondamento e cercarono in un’area più ristretta) nel trovare prove del loro errore.
Un interessante pagina di guerra fredda, soprattutto per quanto riguarda le schermaglie diplomatiche e di propaganda successive all’incidente, tra tentativi di insabbiamento e di alterazione della verità, e sparizione misteriosa di persone coinvolte nelle operazioni (il generale della sezione del KGB locale, reo di aver consegnato agli americani scarpe e bagagli dei passeggeri recuperati dalla marina russa, scomparve misteriosamente, il suo nome cancellato per sempre dai computer e dagli archivi del KGB). I russi affermarono di aver inviato messaggi sulle frequenze d’emergenza (non registrati da nessun apparecchio in zona) e di aver sparato 4 scariche di segnalazione senza aver ricevuto risposta. L’aereo inoltre aveva preso quota e rallentato proprio successivamente al fuoco di segnalazione, il che venne interpretata come una manovra evasiva. Alcune “leggende” dicono che dopo poche settimane dall’abbattimento, alcune unità della flotta sovietica riuscirono a recuperare le scatole nere e alcuni rottami dall’oceano, in acque internazionali ad ovest della costa dell’isola di Sakhalin. Mentre le autorità militari di Mosca insistevano sul fatto che l’aereo di linea fosse stato deviato da un pilota della CIA e che l’attacco sovietico era giustificato dal fatto che l’aereo intruso non aveva risposto ai segnali.
Molti dei mezzi d’informazione giocarono a favore dei sovietici. Un produttore di documentari londinese affermò di aver prove che la tragedia del KAL 007 fosse da imputare alla CIA. Altre notizie false, molto probabilmente abilmente inventate dagli specialisti della disinformazione del KGB e rilanciate dai giornalisti occidentali, affermavano che l’aereo era stato visto presso la Andrews AFB, nei pressi di Washington, mentre veniva dotato di apparecchi per lo spionaggio. Un’altra versione presumeva che Richard Nixon avesse prenotato il volo, ma fosse stato avvertito. Due immagini pubblicate in Unione Sovietica dipingevano invece il pilota coreano che informa i suoi amici sugli apparati speciali che erano a bordo del suo aereo, o che in privato mostra ansietà a sua moglie circa una missione particolarmente pericolosa.

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