Prima Guerra Cecena

La prima guerra cecena conosciuta anche come guerra di Cecenia venne combattuta tra Russia e Cecenia dal 1994 al 1996 e fece seguito alla dichiarazione d’indipendenza della Cecenia dalla Russia e alla nascita della Repubblica Cecena d’Ičkeria.

Dopo la campagna iniziale del 1994-1995, culminata con la devastante battaglia di Groznyj, le forze federali russe cercarono di controllare le varie aree montuose della Cecenia ma vennero respinti dalla guerriglia cecena e dai raid condotti in pianura, nonostante la preponderante maggioranza di uomini, la superiorità negli armamenti ed il supporto aereo. La diffusa demoralizzazione delle forze federali e la quasi universale opposizione dell’opinione pubblica russa riguardo al conflitto, portarono il governo di Boris Eltsin a dichiarare il cessate il fuoco nel 1996 ed a siglare un trattato di pace l’anno seguente.
Le stime ufficiali indicano 10.000 vittime tra i militari russi, .Stime ufficiali e accurate per i guerriglieri ceceni non ci sono, i numeri vanno da 3.000 a 8.000. Le vittime civili oscillano tra le 30.000 e le 90.000 e più di 200.000 feriti.

L’11 dicembre 1994 le forze armate russe lanciarono un attacco missilistico su Grozny da tre fronti. L’attacco principale venne temporaneamente fermato dal vice comandante dell’esercito russo il generale Eduard Vorobyov come protesta perché considerava un “crimine mandare le forze armate contro il mio stesso popolo”.Il consigliere per gli affari nazionali di Boris Eltsin, Emil Pain, il vice Ministro della Difesa Brosi Gromov (uno dei comandanti nella guerra in afghanistan) e il gen Borys Poliakov rassegnarono le dimissioni come protesta contro la guerra. Gromov, alla televisione, disse: “Sarà un bagno di sangue, un altro Afghanistan”. Più di 800 tra soldati professionisti e ufficiali si rifiutarono di prendere parte all’operazione; di questi 83 vennero condannati dalle corti militari e i restanti assolti. Tempo dopo il generale Lev Rokhlin rifiutò la decorazione di Eroe di Russia per aver preso parte alla guerra.
L’aeronautica cecena venne completamente distrutta nelle prime ore di guerra…Tuttavia le aspettative del gabinetto di Boris Eltsin di un attacco chirurgico seguito da una capitolazione del regime ceceno, vennero deluse. Il morale delle truppe russe, poco preparate e incoscienti riguardo a dove fossero mandate, era basso fin dall’inizio. Alcune unità russe si rifiutarono di avanzare e in alcuni casi saboratono il proprio equipaggiamento. In Inguscezia, dei civili fermarono la colonna ovest e incendiarono 30 veicoli mentre 70 soldati coscritti disertarono. L’avanzata della colonna nord venne fermata a Dolinskoye dalla resistenza cecena e le forze russe patirono le prime perdite gravi.[11]. Un gruppo di 50 truppe aerotrasportate si arrese alla resistenza dopo essere stata lanciata oltre le linee nemiche e abbandonate.
Quando le forze russe assediarono la capitale cecena, migliaia di civili morirono a causa dei raid aerei e dei bombardamenti in quella che fu la più grande campagna di bombardamenti in europa dai tempi della distruzione di Dresda. L’assalto iniziale partì nella notte di capodanno nel 1995 e culminò in una grave sconfitta russa con gravi perdite e con il morale delle truppe fortemente colpito. La sconfitta determinò tra 1.000 e i 2.000 morti tra i soldati russi, per la maggior parte coscritti poco addestrati e disorientati; la 131º Brigata “Maikop” venne completamente distrutta nei combattimenti vicino alla stazione centrale. Il 7 gennaio 1995 il Maggior Generale russo Viktor Voroboyov venne ucciso dai ceceni con un colpo di mortaio. Il 19 gennaio le forze russe, dopo tre settimane, conquistarono il palazzo presidenziale ceceno, nel centro città ormai distrutto. La battaglia per la parte sud della città continuò fino al 6 marzo 1995, quando ne venne dichiarata ufficialmente la fine.
Il consigliere di Boris Eltsin per i diritti umani Sergey Kovalev stimò che circa 27.000 civili morirono nelle prime cinque settimane di combattimenti. Lo storico e generale russo Dmitri Volkogonov affermò che i bombardamenti russi provocarono 35.000 vittime civili, inclusi 5.000 bambini, e che la grande maggioranza di queste vittime era di etnia russa.

Dopo la caduta di Grozny, le forze russe allargarono il controllo nelle zone rurali e in quelle montagnose. In questo periodo venne perpetrato uno dei più feroci massacri della guerra, il 7 aprile, gli OMON e altre forze federali russe uccisero almeno 103 civili durante la presa del villaggio di frontiera di Samashki, mentre diverse centinaia furono arrestate, picchiate o torturate.Il 15 aprile, nelle montagne a sud, le forze russe lanciarono un’offensiva lungo tutto il fronte, avanzando in larghe colonne di 200 – 300 veicoli. Il 6 marzo 1996, tra i 1.500 e i 2.000 ribelli ceceni si infiltrarono all’interno di Grozny e per tre giorni lanciarono attacchi a sorpresa in molte zone della città riuscendo anche a impossessarsi di armi e munizioni. Sempre a marzo i ceceni attaccarono Samashki dove vennero uccisi centinaia di civili; il mese successivo, il 16 aprile, il comandante arabo Ibn al-Khattab nell’agguato di Shatoy distrusse una grande colonna di corazzati russi uccidendo 53 soldati (secondo molti 100), in un altro attacco 28 soldati furono uccisi vicino a Vedeno. Nonostante le circa 12.000 truppe russe dislocate dentro e fuori Grozny, più di 5.000 ribelli ceceni occuparono i distretti chiave in poche ore in una operazione preparata e diretta da Maskhadov (che la chiamò Operazione Zero) e Basayev (che la chiamò Operazione Jihad). I ribelli assediarono le postazioni e le basi russe e la zona del governo nel centro città metre molti ceceni dichiararono di essere collaboratori russi quando venivano radunati, detenuti e talvolta uccisi.Il 19 agosto nonostante la presenza di 50.000 – 200.000 civili ceceni e russi e migliaia di militari a Grozny, il comandante russo Konstantin Pulikovsky lanciò un’ultimatum ai ribelli ceceni, o lasciavano la città in 48 ore oppure sarebbe partito un massiccio attacco con aerei e artiglieria, inclusi bombardieri strategici (non ancora utilizzati in cecenia) e missili balistici Dopo l’annuncio vi furono scene di panico con civili che cercavano di fuggire prima che incominciasse l’attacco con colonne di profughi e bombe che cadevano. Il bombardamento venne presto fermato dal “cessate il fuoco” stipulato dal gen.Alexander Lebed, il Consigliere Nazionale per la Sicurezza di Boris Eltsin.L’ Accordo di Khasav-Yurt spianò la strada alla firma di altri due accordi tra Russia e Cecenia. A metà novembre del 1996 Eltsin and Maschadov firmarono un accordo riguardante le relazioni economiche e i risarcimenti per i ceceni colpiti dalla guerra. Nel febbraio 1997 la Russia approvò un’amnistia per i soldati russi e ceceni separatisti che commisero azioni illegali legate alla guerra.
Il 12 maggio 1997, sei mesi dopo l’Accordo di Khasav-Yurt, il presidente ceceno Maschadov volò a Mosca dove, insieme ad Eltsin, firmò un trattato “sulla pace e sui principi delle relazioni russo-cecene”, secondo Maschadov il trattato avrebbe eliminato “qualunque base per creare cattive relazioni tra Mosca e Grozny”. L’ottimismo di Maschkadov, successivamente, venne smentito. Poco più di due anni dopo, alcuni ex comandanti di Maschadov, guidati da radicali come Shamil Basayev e Ibn al-Khattab lanciarono un’invasione del Daghestan, era l’estate del 1999, per questo, poco dopo, la Russia invase nuovamente la Cecenia, dando il via alla Seconda guerra cecena.

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