Iran, “risponderemo a un attacco con tutta la nostra forza”

28 set. 2012 – L’Iran ha avvertito che rispondera’ con tutta la sua forza a un eventuale attacco straniero sul suo territorio. Rispondendo al discorso del premier israeliano Benjamin Netanyahu, che parlando alla 67esima Assemblea generale dell’Onu ha chiesto di tracciare una linea rossa per fermare la corsa al nucleare di Teheran, la delegazione iraniana ha avvertito che la Repubblica islamica “ha la forza necessaria per difendersi e si riserva tutto il diritto di rispondere con tutta la sua forza contro qualsiasi attacco”.
Teheran respinge “categoricamente” le accuse secondo cui il suo programma nucleare ha scopi militari. (AGI) .

Annunci
Pubblicato in Guerra | Lascia un commento

Curtiss P-40

Il Curtiss P-40 era un monoplano monomotore monoposto di fabbricazione statunitense che nella prima metà degli anni ’40 venne impiegato dagli alleati come aereo da caccia o cacciabombardiere in molti dei teatri in cui si combatté la seconda guerra mondiale. Prodotto dalla Curtiss Aeroplane and Motor Company di Buffalo, New York, come versione con motore lineare del precedente Curtiss P-36 Hawk, non fu mai un aereo dalle caratteristiche eccezionali a causa soprattutto del suo motore, poco potente ad alta quota ]); tuttavia fu ugualmente costruito in un gran numero di esemplari, e la sua notevole robustezza (unita alla sua ampia disponibilità fin dai primi mesi successivi all’entrata in guerra degli USA) ne fece uno dei caccia più importanti per le vicende dell’aviazione americana nella prima fase della seconda guerra mondiale, tra il 1941 e l’estate del 1943. Il Curtiss P-40 era un monoplano ad ala bassa dotato di una struttura interamente metallica, caratterizzato da un’architettura nel complesso convenzionale, tipica della maggior parte dei caccia monomotori monoposto della seconda guerra mondiale. Le due semiali che componevano l’ala erano unite in corrispondenza dell’asse dell’aeroplano, e il loro dorso costituiva il pavimento dell’abitacolo. La struttura dell’ala era molto robusta, essendo basata su ben cinque longheroni (travi disposte parallelamente all’apertura) rinforzati e collegati tra loro da solette, centine e correntini in lega leggera. Le lamiere di rivestimento erano vincolate alla struttura da chiodi a testa annegata. Le semiali aveva una forma in pianta sostanzialmente trapezoidale, con le estremità alari arrotondate; il bordo d’attacco aveva una leggera freccia all’indietro, mentre il bordo d’uscita era occupato per tutta la sua lunghezza dagli ipersostentatori a spacco e dagli alettoni (rivestiti in tela) che garantivano il controllo del rollio. Il carrello d’atterraggio era di tipo triciclo posteriore, ed era completamente retrattile: le due gambe anteriori, che componevano il carrello principale, scomparivano all’interno di carenature nel ventre dell’ala grazie a una rotazione all’indietro e a un’ulteriore rotazione di 90° delle ruote intorno all’asse delle gambe stesse; il ruotino posteriore si ritraeva all’indietro nella fusoliera, e il suo alloggiamento era chiuso da due piccoli portelli.
Sono stati costruiti oltre 13500 esemplari, e prodotto in oltre 15 versioni!

I paesi che hanno utilizzato questo aereo sono:
Australia Royal Australian Air Force
Brasile Força Aérea Brasileira
Canada Royal Canadian Air Forc
Repubblica di Cina Chung-Hua Min-Kuo K’ung-Chün
Egitto Royal Egyptian Air Force
Finlandia Suomen ilmavoimat
Francia Forces aériennes françaises libres
Indonesia Tentara Nasional Indonesia Angkatan Udara
Giappone Dai-Nippon Teikoku Rikugun Kōkū Hombu (esemplari catturati agli Stati Uniti)
Paesi Bassi Royal Netherlands East Indies Army Air Force
Nuova Zelanda Royal New Zealand Air Force
Polonia Sudafrica South African Air Force
URSS Sovetskie Voenno-vozdušnye sily
Aviacija Voenno-Morskogo Flota
Turchia Hava Müsteşarlığı
Regno Unito Royal Air Force
Stati Uniti d’America United States Army Air Corps
United States Army Air Force

Pubblicato in Aerei da guerra, Caccia, Storia | Lascia un commento

AGM-84 Harpoon

I missili AGM-84 Harpoon, RGM-84 Harpoon e UGM-84 Harpoon sono missili antinave sviluppati dagli Stati Uniti nel periodo che inizia negli anni settanta e va oltre la fine degli anni novanta. Sono un gruppo di sistemi d’arma interforze, esistono infatti una versione per il lancio da aereo (AGM-84), per il lancio da navi di superficie (RGM-84) e per il lancio da sottomarino (UGM-84). La guida avviene tramite radar, ed hanno la possibilità di effettuare una traiettoria “pop-up” (volo radente fino al bersaglio, poi il missile si alza, inquadra il bersaglio e piomba su di esso) che, unita ad una testata ad alto esplosivo da 225 kg, garantisce una elevata probabilità di impatto e distruzione del bersaglio.
Il Mc Donnell-Douglas Harpoon RGM-84 è un missile più versatile e moderno rispetto allo AGM-84, con una grande diffusione a livello mondiale, presente nei modelli aria-mare, da sottomarino (Sub-Harpoon) e nave (o batteria costiera)–nave RGM-84, con miglioramenti nelle varie versioni in gittata e in programmazione. Esso ha volo radente, con attacco in picchiata, poi cambiato in attacco radente, e radar attivo di acquisizione terminale degli obiettivi. Nacque come arma aria-superficie, e come tale è ritornato in auge con la versione SLAM, dalla differente testata di guida. Gli analisti sottolineano che esso era considerato solo come un rimedio al fallimento di un programma missilistico precedente. Dai primi anni settanta ne sono stati prodotti oltre 6000, escludendo gli SLAM, la versione da attacco contro obiettivi terrestri (simile al missile AS-18 sovietico).

Pubblicato in missile anti nave | Lascia un commento

Antonov An-124 Ruslan

Antonov An-124 Ruslan è un quadrimotore turboventola da trasporto strategico ad ala alta progettato dall’OKB 153 diretto da Oleg Konstantinovič Antonov e sviluppato in Unione Sovietica negli anni ottanta. Era il più grande aereo che ha visto una produzione di serie (più grande dell’equivalente Lockheed C-5 Galaxy dell’USAF al quale sottrasse il record di carico per altezza) prima dell’arrivo dell’Airbus A380.
L’aereo è stato chiamato Ruslan (Руслан un nome di battesimo russo) per ricordare il protagonista della favola in versi Ruslan e Ljudmila di Aleksandr Puškin. Nella favola Ruslan è un principe e cavaliere fortissimo.
Nel maggio 1987, un An-124 stabilì un record del mondo, coprendo la distanza di 20.151 km, senza rifornimento in volo. Il volo durò 25 ore e 30 minuti; il peso al decollo fu di 455.000 kg. Il record precedente era detenuto da un Boeing B-52H Stratofortress (18.245 km).
Nel luglio 1985, un An-124 decollò con un carico di 171.219 kg raggiungendo i 2.000 metri di altitudine. Successivamente decollò con 170.000 kg di carico raggiungendo un’altitudine di 10.750 metri.
Nell’aprile 2005 un An-124 è stato utilizzato per il trasporto dell’ Obelisco di Axum di Roma per restituirlo all’Etiopia. La spedizione fu fatta in tre viaggi per consentire il trasporto dell’obelisco del peso di 150 tonnellate e lungo 24 metri. Furono effettuate delle modifiche alla pista d’atterraggio di Axum, al fine di accogliere aeromobili di tali grandi dimensioni.
Il primo frammento dell’obelisco ripartì per l’Etiopia il 18 aprile 2005 dall’aeroporto di Pratica di Mare.
Il 9 settembre 2010 un An-124 della russa Volga-Dnepr in partenza dall’aeroporto di Torino ha abortito il decollo per un’avaria a due motori. L’aeromobile immatricolato RA-82709 è rimasto parcheggiato fino al 25 settembre 2010 quando è ripartito dopo la sostituzione dei due motori danneggiati. Sono in corso indagini a seguito di inchieste aperte dalla Magistratura e dall’ANSV (Agenzia Nazionale per la Sicurezza del Volo) per stabilire le cause. A causa di questa avaria, e per portare a termine la missione di trasporto, il 10 settembre 2010 è atterrato un secondo esemplare di An-124 della Volga-Dnepr immatricolato RA-82074 che è ripartito il giorno seguente. Non era mai successo che due aerei di questo tipo fossero presenti sullo scalo torinese contemporaneamente
Esemplari costruiti 61. Può arrivare a 9500 metri a 850 Km/h.

Pubblicato in Aerei da guerra, Trasporto tattico | Lascia un commento

Sikorsky UH-60 Black Hawk

Il Sikorsky UH-60 Black Hawk è un elicottero medio, bi-turbina a singolo rotore, multiruolo o da assalto, prodotto dall’azienda statunitense Sikorsky Aircraft Corporation dagli anni settanta. L’elicottero si trovò a competere contro il concorrente sviluppato dalla rivale Boeing-Vertol denominato YUH-61 ma a seguito di una serie di prove di valutazione comparative l’esercito scelse la proposta Sikorsky, la quale lo avviò alla produzione in serie. Il modello entrò in servizio con l’U.S. Army a partire dal 1979 con la denominazione UH-60A “Black Hawk” (Poiana). Di seguito l’UH-60 avrebbe costituito la base per le altre varianti in servizio con le altre forze armate USA.
Verso la fine degli anni ottanta il disegno venne aggiornato con l’introduzione dell’UH-60L (primo esemplare di produzione 89-26179) dotato di maggiore potenza e carico utile aumentato in seguito al passaggio dei motori General Electric al modello -701C.
Attualmente è in corso di sviluppo una nuova versione che prenderà la denominazione UH-60M che estenderà la vita operativa di entrambi gli UH-60A e UH-60L fino almeno agli anni 2020. La variante in corso di sviluppo ha motori ulteriormente potenziati in grado di fornire potenza e carico utile maggiorati oltre a avionica e sistemi di controllo del volo tecnologicamente avanzati.
Nell’ ambito dell’operazione UNOSOM in Somalia, il Black Hawk diventò protagonista di una azione bellica nota come Battaglia di Mogadiscio. La battaglia venne combattuta nel corso dell’operazione Gothic Serpent, condotta il 3 ottobre 1993 dagli U.S. Army Rangers e dal 1st Special Forces Operational Detachment-Delta (1st SFOD-D, meglio nota come “Delta Force”), con il supporto aereo del 160th Special Operations Aviation Regiment. Questo reggimento aviotrasportato era imbarcato su elicotteri MH-60 (versione del Black Hawk con motori diversi e avionica potenziata). Due di questi elicotteri vennero abbattuti e si ebbero violenti scontri all’interno della città tra i soldati statunitensi inviati in soccorso degli equipaggi abbattuti e i miliziani somali. Negli scontri morirono 18 soldati USA e un numero imprecisato, stimato in oltre mille, di somali. Episodio chiave fu la difesa ad oltranza condotta da due membri della Delta Force, asserragliati nel relitto del secondo elicottero abbattuto, che alla fine vennero sopraffatti e uccisi. Nel 1999 lo scrittore Mark Bowden descrisse i fatti nel libro Black Hawk Down: A Story of Modern War dal quale fu tratto un film dallo stesso titolo, Black Hawk Down (Black Hawk abbattuto), diretto da Ridley Scott nel 2001.
La serie di elicotteri Black Hawk è in grado di compiere una vasta gamma di missioni, comprendendo il trasporto tattico di truppe, la guerra elettronica e le missioni di evacuazione medica, inoltre, diversi Black Hawks sono usati per il trasporto del Presidente degli Stati Uniti assumendo il nome di Marine One e ribattezzato VH-60 Whitehawk. Nelle operazioni di assalto aereo può dispiegare una squadra di 11 soldati equipaggiati o trasferire un obice M102 da 105 mm con 30 colpi ed un equipaggio di 6 uomini in una singola sortita. In altrernativa, può imbarcare un carico di 1170 kg (2600 lb) o sollevarne al gancio baricentrico uno di 4050 kg (9000 lb). Il Black Hawk è equipaggiato con un’avionica avanzata e dispositivi elettronici per incrementare le probabilità di sopravvivenza e la gestione multiruolo.
Utilizzano questo elicottero in 25 paesi e ne sono stati prodotti oltre 2700 esemplari.

Pubblicato in Elicottero da Guerra | Lascia un commento

Grumman E-2 Hawkeye

Il Grumman E-2 Hawkeye è un bimotore turboelica imbarcato ad ala alta con compiti di Airborne Early Warning prodotto dall’azienda statunitense Grumman Aircraft Engineering Corporation, poi Northrop Grumman Corporation destinato a scopi di sorveglianza per la difesa delle unità di superficie della U.S. Navy. Entrato in servizio dalla metà degli anni sessanta, era dotato di attrezzature di scoperta radar, che permettono di coordinare la difesa di gruppi navali da minacce aeree e navali. Dal momento della sua entrata in servizio è divenuto un elemento fondamentale degli stormi imbarcati ricevendo numerosi aggiornamenti e venendo acquisito anche da clienti esteri. In seguito ai continui progressi fatti nello sviluppo e nella costruzione di sistemi radar a partire dai primi anni cinquanta, si giunse all’idea di utilizzare velivoli appositamente modificati dotati di potenti radar a lungo raggio per controllare lo spazio aereo. Il primo velivolo di questo tipo concepito per questo tipo di missioni fu l’E-1B Tracer, una versione modificata del S-2 Tracker utilizzato per la lotta ASW (antisommergibile), che fu impiegato dal 1958 fino al 1977. Successivamente a partire dal 1964 gli E-1B Tracer furono successivamente sostituiti dai più moderni E-2 che videro il loro battesimo di fuoco nella guerra del Vietnam e furono da allora impiegati in tutti i teatri di guerra ai quali ha partecipato la U.S. Navy. Più recentemente alcuni E-2C furono impiegati nella regione del Golfo Persico dove furono impiegati sia come apparecchi per la sorveglianza dello spazio aereo che come postazioni di comando. I paesi utilizzatori oltre agli Stati uniti sono: Messico, Israele, Francia, Egitto, Giappone, singapore, Taiwan. Gli esemplari costruiti sono circa 230.

Pubblicato in Aerei da guerra, Aereo radar | Lascia un commento

Missile RT-2PM Topol'(SS-25 Sickle)

L’RT-2PM Topol’ (nome in codice NATO: SS-25 Sickle) è un missile ICBM sovietico relativamente leggero, con testate multiple e veicolo di lancio costituito da autocarro 14×14, come nel caso del più piccolo SS-20. Schierato agli inizi degli anni ottanta, esso ha contribuito ad annullare la causa che lo ha generato, la possibilità di attacchi di precisione sui silos corazzati.
Prodotto nella fabbrica gestita dal MITT, basata a Votlinsk, con la direzione dell’ing. Boris Lagutin, la nuova arma presentava innovazioni notevoli rispetto ai precedenti missili balistici.
Anzitutto, la costruzione non era in metallo. Il primo stadio era in fibra di vetro rinforzata, e gli altri 2 in filamenti bobinati in materiale composito: praticamente era un missile “di plastica” che conteneva in tal modo notevolmente il peso al lancio, valore capitale per un missile balistico (e riduceva anche la segnatura radar, cosa forse non malvista).
Il sistema di guida, inerziale, di tipo avanzato, consente una elevata precisione, di 200-900 m alla massima distanza in termini di CEP, e agisce su almeno 6 alette alla base del primo stadio, simili a quelle studiate per i missili aria-aria AA-12 Adder. Questa struttura, simile ad un’ammazzamosche, permette di aumentare la superficie a contatto con l’aria, consentendo una maggiore manovrabilità senza aumentare l’apertura alare. Queste alette sono utilizzate, una volta dispiegate dalla loro posizione aderente alla superficie del missile, per correggere la rotta, ma beninteso, solo finché l’arma è nella fase iniziale di accelerazione, anche perché poi viene sganciato lo stadio. Dopo le necessarie correzioni di rotta, gli stadi inferiori si sganciano e la sezione con le testate entra in orbita bassa.
A quel punto il sistema inerziale, con correzione data da un sensore ottico che percepisce le stelle (una sorta di GPS “naturale”) di prima, seconda e forse anche terza grandezza, assicura la corretta traiettoria verso il bersaglio, da colpire con 4 testate H che possono essere trasportate fino ad oltre 10000 km di distanza (non particolarmente elevata perché si è voluto dare maggior peso al carico utile) e poi arrivare sul bersaglio a oltre mach 20 ovvero oltre 21.000km/orari. Per quanto riguarda il lanciatore, si tratta di un Minsk MAZ 547 modificato, con propulsione 14×14, costruito in Bielorussia. è un veicolo molto complesso che assicura la necessaria mobilità al missile nonostante le sue 45 tonnellate al lancio, oltre il silos isolante che lo contiene totalmente.
Il primo lancio di questo missile avvenne il 26 ottobre 1982 ma senza successo, poi seguirono un test con successo l’8 febbraio dell’anno successivo e altri 60 circa, un numero notevolissimo per un’arma di questa categoria, che terminarono già nel dicembre 1983. L’epoca vedeva il confronto militare Est/Ovest con una tensione elevatissima, e gli sviluppi di armamenti erano curati con un ritmo esasperato.
La produzione partì quindi in grande stile già allo stadio sperimentale, e l’ordine di dispiegamento operativo data 23 luglio 1985, con il primo reparto già operativo il 2 agosto, sia pure su base limitata. La piena operatività venne dichiarata il 1º dicembre 1988, dopo circa 10 anni dall’inizio dello sviluppo, un tempo medio per un’arma innovativa e temibile che tuttavia non impedì all’URSS di disgregarsi per motivi politici ed economici.
A questo punto, la superpotenza lasciò in eredità anche alla Bielorussia 81 missili su 2 reparti di lancio, a Lida e Mozyr, consentendole di diventare una potenza nucleare a tutti gli effetti. Nemmeno la Cina poteva vantare una tale potenzialità strategica, ma a seguito di accordi internazionali questi reparti sono stati disattivati.
Notare bene che a seguito delle diminuzioni di armamenti nucleari dei trattati START, negli anni novanta la dotazione di testate è scesa da 4 ad 1, con peso di 1000kg e potenza di 550Kt.
In Russia, almeno inizialmente, le località dove erano concentrati i TEL (Veicoli Trasportatori, Elevatori, Lanciatori) erano Ptelesenks, Spassak Dalniy, Juria e altre 2 località, tutti noti come “campi missilistici”.
Nel 2002 le forze strategiche della Russia avevano 40 unità di fuoco, ciascuna con un totale di 9 lanciatori e un numero non noto di ricariche, che comportavano complessivamente almeno 360 missili operativi, una forza ICBM che rappresentava un notevole deterrente, anche perché i reparti di questo tipo erano particolarmente ben considerati nell’ambito del Comando strategico missilistico, che di fatto li ha elevati al rango di reparti d’élite. Come abbastanza facilmente si comprende, essendo i sottomarini nucleari e i bombardieri strategici, nel contempo, in inarrestabile declino.
Infatti entrambi gli altri elementi sono molto più costosi da far operare rispetto ai veicoli di lancio terrestri, ruotati, armati con missili balistici. Anche se la velocità massima è di 60 km/h, essi sono in pratica non attaccabili, e solo con un’eventuale azione di sorpresa gli USA potrebbero colpirli ancora nelle loro caserme.
Il presidente russo Putin ha recentemente ordinato di aumentare la prontezza operativa delle forze missilistiche nazionali, grazie alla migliorata situazione economica del Paese, soprattutto dovuta all’esportazione di materie prime combustibili. Dopo la fine dell’URSS, i reparti strategici con le armi nucleari sono quelli che è stato più facile e necessario aggiornare. Lanciare un massiccio piano di sviluppo per costruire sottomarini nucleari balistici, o bombardieri supersonici strategici, sarebbe semplicemente fuori delle capacità attuali russe. Un reparto con missili ICBM e TEL mobili ha un costo e una flessibilità di impiego molto migliori e i missili SS-18, 24 e 25 sono rimasti la punta di diamante delle forze missilistiche strategiche russe.
Le operazioni belliche reali hanno poi di fatto confermato l’efficienza di tali sistemi mobili avanzati. L’Iraq nella Guerra del Golfo ha avuto la marina distrutta e le forze aeree bombardate senza tregua nel 1991, ma con i suoi modesti lanciatori missilistici Scud ha dato filo da torcere alla Coalizione nemica, che nonostante la supremazia aerea, la corta gittata dei lanciamissili nemici (che limitava l’aerea di ricerca) e la mancanza di appigli tattici, ha condotto quasi 3000 azioni di guerra senza apprezzabili successi. Solo l’azione dei Patriot ha contribuito a smorzare le polemiche per quello che resta forse l’unico punto negativo della campagna aerea di Desert Storm. Qualcosa di simile è successo anche nel 2003.
Se confrontato a questo dato di fatto, l’ambizione statunitense di cacciare gli ICBM mobili, che ha portato all’ATB, il B-2 Spirit, non può che essere considerata fallimentare. Il territorio sovietico, enormemente più grande dell’Iraq, avrebbe potuto nascondere i lanciamissili strategici SS-24 e 25 molto meglio di quanto non sia accaduto con gli Scud iraqeni, e nel frattempo, il costo unitario del B-2 ha superato ogni record precedente, con oltre 1 miliardo di dollari (il B-1B, nonostante fosse supersonico, “soltanto” 400 milioni), cosa che ha comportato la riduzione della produzione da 132 a 75 e infine ad una trentina di macchine, entrate in servizio solo nel 1994 e caratterizzate da costi di gestione elevatissimi.

Pubblicato in Missile balistico intercontinentale | Lascia un commento